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La Memoria, messaggio fondamentale per il futuro dell’ umanità nel Museo del Carcere “ Le Nuove” di Torino, in un percorso fra le anime che lo hanno popolato.

Esistono dei luoghi in cui entrare con pacata riservatezza, con un profondo sentimento di rispetto, con educazione silenziosa quasi sacrale.

Sono luoghi in cui albergano garbati fantasmi dormienti capaci però di scuotere le nostre coscienze ed il nostro io più viscerale, capaci di interrogare le nostre anime, troppo spesso assorte dalle false contemplazioni di superficialità asettiche.

Fra le “dimore” di questi “spettri parlanti”, una fra tutte raccoglie le testimonianze più autentiche di quelle migliaia e migliaia di uomini,vittime dell’ odio, padri della libertà, della democrazia.
Stiamo parlando del Carcere “Le Nuove” di Torino, definitivamente dimesso dal 2003, oggi sede dell’ omonimo Museo.

Nel labirintico percorso espositivo dalle claustrofobiche sembianze, si parla di umanità ferite e calpestate, di diritti negati, di un periodo fra i più bui della nostra storia recente.

Costruito durante l’ Unità d’Italia, nell’ allora periferia di Torino e divenuto completamente effettivo a partire dal 1869, il carcere ha conosciuto le tragiche vicende delle sanguinarie repressioni nazi-fasciste fra il 1942-1945.

Senza addentrarsi eccessivamente in una pedissequa descrizione degli ambienti; il Museo necessita sicuramente una visita approfondita con una guida esperta, possiamo affermare quanto questo luogo carico di Memoria sia stato, e lo sia tutt’ ora, teatro di quella Storia con la S maiuscola,e anche minuscola se vogliamo, condensato di drammi, iniquità sociali ed atroci torture perpetrate dagli aguzzini della dignità umana, quei “ladri di colori e di speranza” che furono i divulgatori della violenza dittatoriale, promotori di un assassinio di massa.

Il messaggio divulgato dal Museo, non può e non deve essere disperso, esso ci apre gli occhi sul passato, sul presente e soprattutto sul futuro e vuole essere un ponte fra le vecchie e le nuove generazioni, capaci di collaborare insieme per un domani migliore.

Coloro che gridano contro il diverso, coloro che vagheggiano il ritorno di uomini forti e inneggiano ad un Nazionalismo prevaricatore ed oscurantista, in Italia come altrove, sono essi stessi figli, nipoti e pronipoti di quell’ odio che bagnò di sangue l’umanità fra il 1938 e il 1945. Conoscere e capire per non ripetere gli stessi errori è fondamentale, non è utopia.

Il silenzio religioso, quasi sacrale, l’intimo e profondo rispetto che infondono vecchi muri, pareti scrostate, grate arrugginite dal tempo ci ricordano quanto vada conservato, non solo nelle giornate ad esso dedicato, il valore importantissimo della Memoria.

Dall’ alto dei loro anni, queste celle, teatro della sofferenza di migliaia di uomini, sembrano ammonirci come sagge centenarie, sulla necessità del Ricordo, sulla possibilità di una rivelazione interiore.
E’ necessario che l’oblio non prenda mai e poi mai il sopravvento sulle anime,il sentimento del tempo che aleggia nel Museo non può essere disperso nel nulla. Il bieco interesse economico, generatore di un certo tipo di ignoranza storica, non deve soggiogare il racconto di quegli spiriti padri della nostra libertà, della nostra Costituzione.

Uno degli obiettivi del Museo del Carcere “ Le Nuove” è appunto quello di preservare la testimonianza di quello che fu, tocca a noi di conseguenza , conservare con cura ciò che ci è stato donato.
Il ricordo infondo è come sabbia che passa di mano in mano, dai vecchi ai giovani, disperderne un solo granello equivarrebbe non solo a dimenticare e a gettare al vento il sacrificio di migliaia di uomini, ma anche a soffiare sulle braci dell’ ingiustizia e dell’ iniquità aizzando un fuoco purtroppo mai sopito.

Visitare il Museo è un piccolo passo per poter spegnere definitivamente le fiamme dell’ odio che purtroppo divampano ancora in molti Paesi del mondo. Forse è impossibile, ma ben venga l’utopia quando serve a responsabilizzare le coscienze.

Il Carcere “ Le Nuove”, dimora dei Padri della Libertà, ci apre gli occhi contro quella sonnolenza cieca che anestetizza le anime troppo spesso prese da interessi superficiali e da inutili beghe quotidiane.

Vogliamo concludere con le parole della poesia “Messaggio” di N. Tedeschi

E disse il nipote alla nonna:
“Del tempo di guerra di cui mi racconti, dell’ epoca buia di quando tu avevi i miei anni, di già cento foto più cento mi hai posto dinnanzi e cento filmati più cento mi hai fatto vedere. Ma nonna, non c’è un sol colore, ma solo del bianco e del nero”
“ E’ vero” rispose la nonna.
“ Ma dimmi” riprese il nipote “ I prati eran neri a quel tempo? E il mare era bianco? Chi fu l’inventore del giallo, del rosso, del blu? A scuola non l’hanno insegnato”
Rispose la nonna al nipote:” Nel tempo di guerra, i cuori eran nero granito e gli occhi due blocchi di ghiaccio e tutti i colori fuggiron dal mondo, poi sono tornati.
Tienili stretti, nipote, perché se fuggissero ancora sarebbe per sempre……

Contenuto "di Irene Bianchi e Christian Azzalin

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