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SUOR GIUSEPPINA - la dignità di una donna

Sabato 7 dicembre alle ore 18, presso la sala Polivalente del Museo del Carcere LE NUOVE

, avverrà la "prima" proiezione del film documentario dedicato a Suor Giuseppina De Muro, prodotto da Fogo Multimedia per la regia di Paolo Damosso, con testimonianze inedite sui luoghi e persone.

INGRESSO GRATUITO (fino ad esaurimento posti)

Suor Giuseppina è una figlia della Carità che ha speso tutta la sua vita religiosa nelle carceri giudiziarie Le Nuove di Torino (1926-1965).

Lungo questo periodo trascorso lontano dai frastuoni assordanti del mondo esterno, lei ha conosciuto gli esclusi della società e tante persone appartenenti al ceto medio – alto. Tutti i reclusi, compresi i personaggi delle istituzioni, sono stati in qualche modo aiutati da suor Giuseppina dentro le celle cupe e desolanti delle prigioni torinesi.

Suor Giuseppina ha seguito con ansia il gruppo delle donne antifasciste che facevano capo a Barbara Allason; in particolare ha sostenuto spiritualmente Gina Lombroso Carrara, figlia di Cesare Lombroso e moglie di Mario Carrara.

Ha incontrato tante donne ebree, specialmente negli anni 1943-45, fra cui una donna di 89 anni.

Ha incoraggiato ufficiali militari: capitani, colonnelli, generali, ammiragli provenienti da tante regioni italiane e da Milano.

Ha confortato con la preghiera tanti sacerdoti e religiosi reclusi, fra i quali il segretario del cardinale Maurilio Fossati e il beato Giuseppe Girotti, dell’Ordine dei Predicatori.

È stata vicina a tanti giovani disorientati, adulti angosciati, uomini impotenti e donne terrorizzate e destinate ai lager nazisti.

Ha aiutato le suore del Cottolengo imprigionate per aver aiutato partigiani ed ebrei nel 1944.

Ha difeso e salvato bambini ebrei e italiani imprigionati per motivi razziali o politici.

Ha saputo sviluppare una rete di solidarietà umana e cristiana all’interno e all’esterno del carcere per difendere i perseguitati dal nazifascismo.

Ha collaborato con il direttore amministrativo, il dottor Marino Tamburrini, il comandante degli agenti di custodia, Datola Giuseppe, ed altri operatori penitenziari, per far salvare bambini e detenuti politici.

Ha relazionato con le dame della carità e il comitato di liberazione per portare qualche vivere in più ai prigionieri politici.

Ha supplicato i cappellani delle carceri: prima i Missionari della Consolata e poi P. Ruggero con i Frati Minori, i quali avevano contatti con i confratelli presenti su tutto il territorio italiano e all’estero.

Ha mantenuto uno stretto rapporto religioso e civile con la Madre Provinciale, Suor Martina Zari, che a sua volta coltivava contatti con altre figlie della Carità in Italia e in Francia poiché la casa madre era a Parigi.

Ha curato con straordinario discernimento e spiccata discrezione la solidarietà esterna di alcune forze dell’ordine, di certi commissari della Questura, di tanti medici comprensivi come il dottor Coggiola dell’Ospedale Mauriziano e il sanitario dello stesso carcere, il dottor Rossi.

Ha saputo farsi aiutare anche dalle sue consorelle che operavano a favore dei feriti in guerra negli ospedali civili e militari.

Ha affrontato con dignità e determinazione anche le autorità naziste che l’avevano accusata di tradimento e di complicità con i partigiani.

Va aggiunto che nel dopoguerra, tramite il cardinale di Torino, ebbe qualche contatto anche con il Vaticano, che la ritenne idonea soltanto al servizio caritatevole in carcere, essendo molta competente e avendo acquisito una lunga e proficua esperienza umana in un settore specifico.

Va precisato che questa rete di invisibile comunione fraterna era fondata sull’amore cristiano per la vita e il prossimo, sull’affetto incondizionato di una madre spirituale per i più bisognosi, sulla trasformazione dell’umanità e della natura in bene universale.

Il documentario “Suor Giuseppina, la dignità di una donna”, realizzato dalla società FOGO MULTIMEDIA s.n.c. con la regia di Paolo Damosso, è rivolto con gratitudine ai familiari, alle Figlie della Carità e ai conoscenti ma soprattutto alle figure istituzionali libere e democratiche di oggi, evidenziando l’imponderabile contributo di suor Giuseppina alla liberazione dal nazifascismo, ma soprattutto la sua carità per gli ultimi.

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