Era il 25 aprile ….Il cappellano, Padre Ruggero, viveva con noi quei difficilissimi momenti e dividevamo insieme le opere di bene che si potevano fare…si temeva la battaglia nella stessa città e ciascuno di noi conosceva la triste situazione di tutti coloro che erano privi della libertà per ragioni politiche, era sotto l'incubo di qualche disastrosa conseguenza. Almeno tre quarti dei presenti alle carceri erano detenuti politici….
Il ragioniere Pilade Garella e suo figlio rag. Giuseppe andavano conducendo trattative con l'allora comandante del 1° braccio tedesco , maresciallo Siegel….i detenuti del 1° braccio alle ore 22,30 della notte dal 25 al 26 aprile dovevano essere consegnati dal maresciallo Siegel al rag. Pilade Garella e a suo figlio Giuseppe. In cambio di protezione nel caso in cui fosse caduto il regime vigente di oppressione e di terrore….purtroppo il piano fallì perché nella notte arrivano altri rinforzi tedeschi e guardie della brigata nera. E' stato anche questo un momento terribile…
Il 26 aprile viene trascorso in un'indescrivibile agitazione. Le truppe che occupavano il carcere continuavano la loro sparatoria per intimidire i reclusi che si agitavano e anelavano la libertà….la situazione andava aggravandosi di ora in ora… erasi iniziata la rivolta, tantoché i militari di guardia dovettero ritirarsi dai bracci e presidiare soltanto l'entrata, la torretta interna e le cinture esterne. Il personale di servizio, disarmato, non aveva alcuna autorità per calmare gli spiriti eccitatissimi: tutto concorreva per preparare una grande sciagura! Intanto, nel primo braccio , a significativo contrasto, sotto la dura sorveglianza dei militari delle SS tedesche di guardia, regnava il solito silenzio di tomba, indice soltanto della ferrea disciplina vigente.
E le prime formazioni armate di partigiani si composero nelle prime ore del 27 aprile e presidiarono gli stabilimenti industriali che circondavano il carcere, iniziando la sparatoria contro i militi di guardia sulle cinte esterne del carcere stesso. Venne anche l'annuncio del temuto pericolo di gravi rappresaglie contro i detenuti politici del nostro carcere…una cinquantina di detenuti politici più importanti sarebbero stati prelevati dalle SS tedesche come ostaggio a sua protezione….Si profilava il caos. Le autorità fasciste erano in decomposizione, quelle tedesche pensavano ai casi loro e il Comitato di Liberazione non aveva fatto sentire ancora il suo comando. La popolazione era chiusa nelle case; vietata la circolazione di automezzi, le comunicazioni telefoniche interrotte, le bande armate dei partigiani operavano sporadicamente e sparavano con cannoni nei vari punti della città…uno scambio di fucileria era avvenuto tra le truppe di guardia e gli assalitori esterni al carcere, un soldato viene ucciso sul muro di cinta e cade morto al suolo…
Nel pomeriggio del 27 viene fatto un estremo tentativo a protezione dei nostri poveri ed indifesi carcerati…Allora il rag. Garella e suo figlio mi offrirono di accompagnarli in prefettura per ottenere il sospirato ordine di scarcerazione…Non esitai ad accettare…issata sul cofano della loro automobile e recitando il santo rosario, muniti tutti e tre del distintivo della croce rossa, attraversammo Torino…
Le truppe tedesche e le brigate nere lasciavano libero il passaggio ed i partigiani egualmente sospendevano il fuoco sentendo con gioia lo scopo del nostro tentativo. Raggiungemmo la prefettura, in un commovente colloquio, al quale assistette anche il reverendo canonico Garneri, il prefetto concesse il sospirato ordine ed ottenne…dopo non facili trattative con le autorità germaniche, trincerate nel palazzo degli Alti Comandi, anche da parte delle stesse, l'ordine alle truppe di presidio delle carceri della sospirata liberazione. Rientrati miracolosamente incolumi,…avemmo la consolazione di portare l'ordine di liberazione ai “vari bracci” , accolti da unanime delirio di gioia.
La liberazione poté subito essere iniziata e si aprirono finalmente le tremende sbarre del terribile primo braccio.
(Suor Giuseppina De Muro, superiore delle suore della Carità e comandante della Sezione Femminile 1942-65).
In G. TUNINETTI, Clero, Guerra e Resistenza nella Diocesi di Torino (1940-45) , Casale Monferrato (AL), PIEMME, 1996, pp. 79-85.