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A
cura dell’Associazione
ONLUS
“Nessun Uomo è un’isola“

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SUOR GIUSEPPINA,
una donna attenta ai bisogni degli altri
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Il 27 aprile 2003 ricorreva esattamente il 58.° anniversario della Liberazione dei detenuti politici del carcere giudiziario “Le Nuove” di Torino. Chi ha eseguito tale operazione sociale tanto difficile quanto civile e giusta al contempo? Una piccola suora della Congregazione “Figlie della Carità” che conosceva sin dal 31 dicembre 1925 il tetro mondo penitenziario torinese, Suor Giuseppina De Muro (al secolo Rosina) nata a Lanusei il 2 novembre 1902, una creatura di Dio in un inferno di terrore, di angosce, di pianti, di urla e di sangue. Dal 1942 superiora e comandante della Sezione Femminile, salvò tanti detenuti politici, ebrei, padri di famiglia, stranieri, donne e madri di figli. Il 25 aprile 1945 si festeggiava la Liberazione dell'Italia, il carcere di Torino era sovraffollato e in rivolta perché i detenuti volevano uscire ad ogni costo e le guardie carcerarie, insufficienti come organico, non sapevano come controllare l'ordine interno. Il pericolo dell'evasione in massa era imminente. Suor Giuseppina, donna responsabile e suora solidale con i prigionieri puniti ingiustamente, interpretava la situazione del momento recandosi di persona dal prefetto Zerbino. Sfidando la morte a causa dei cecchini che sparavano ai passanti dai tetti delle case semidistrutte dai bombardamenti, riusciva ad ottenere l'autorizzazione di liberare oltre 500 detenuti politici. La scarcerazione avvenne senza spargimento di sangue, grazie anche all'intervento di P. Ruggero, giovane cappellano del carcere ma deciso nel dare suggerimenti ai liberanti.
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| Leggi la biografia |
| Donna giusta |
Dei molteplici gesti edificanti di Suor Giuseppina ricordiamo:
1) la revoca dell'esecuzione capitale di un padre di famiglia condannato a morte per ragioni politiche;
2) la salvezza di una giovane ebrea trattenuta presso il carcere “Le Nuove”, anziché essere deportata in un lager tedesco, perché venne applicato alla lettera il Regolamento penitenziario del 1931 che prescriveva il trasferimento di un detenuto se si conosceva prima e con esattezza il luogo di destinazione;
3) il ricovero infondato di due coniugi ebrei che si salvarono fuggendo dall'ospedale in cui si trovavano; tale gesto è ricordato ancora oggi dai loro due figli con immensa gratitudine;
4) la sottrazione alle SS di un bambino di appena nove mesi che veniva nascosto in un fagotto di lenzuola sporche e portato via dal carcere;
5) altri gesti di carità venivano compiuti da questa superiora:
· le uova sode sbriciolate venivano messe nelle scatole di medicinali per portarle ai detenuti politici del 1. Braccio tedesco;
· varie notizie familiari venivano trasmesse di nascosto ai prigionieri;
· le madri venivano consolate allorquando, arrivate al carcere per effettuare colloquio, erano messe a conoscenza della tragica fine che era toccata ai loro figli fucilati al Martinetto;
· il consigliare vari prigionieri sull'adattamento alla vita penitenziaria e al regime intramurario imposto dalle SS;
· il saper chiedere al maresciallo Siegl, comandante dei reclusi sotto le SS, di far celebrare la Messa del Natale 1944 a P. Ruggero, cappellano del carcere cui era negato l'accesso al 1. Braccio;
· il saper ricorrere a sotterfugi come lo scambio di lastre e di altri esiti medici, grazie alla complicità del dottore in carica, per trasferire in infermeria detenuti politici al fine di offrire loro un trattamento meno disumano.
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| Donna pia |
· Una superiora che al momento della scarcerazione delle milizie tedesche che comandavano il famigerato 1. Braccio de “Le Nuove” si ricordava della loro disponibilità espressa durante il 1943-45 dando loro abiti civili per potersi salvare da eventuali vendette sommarie;
· Una comandante che testimoniò insieme con P. Ruggero al processo del Direttore disciplinare del carcere , nel 1943-45, il Maggiore Gino Cera deponendo informazioni spontanee a suo favore, a differenza di tutti gli accusatori che lo fecero condannare a morte dal Tribunale Ordinario, pena capitale eseguita il 26 marzo 1946;
· Una suora che abbracciava le partigiane e le deportate rimaste in vita rilasciando la dichiarazione del loro periodo di detenzione nell'immediato dopoguerra.
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| Donna moderna |
Gli atteggiamenti maturati durante la guerra, in particolare durante la guerra di Liberazione, trovarono ampio sviluppo successivamente e si tradussero in azioni a favore delle detenute creando un nuovo clima all'interno del carcere. Suor Giuseppina sin dal 1926 si dedicò allo studio, imparando a suonare l'armonium, a fare della musica uno strumento di gioia, di liberazione dal male e di crescita interiore per le sue carcerate.
Da allora fino al 1965, anno della sua morte, l'attenzione agli altri fu sempre focalizzata e curata:
· la nascita dell'Asilo Nido per i bambini da 0 a 3 anni, allevati con le loro madri che espiavano una pena;
· l'apertura della “Casa del Cuore” destinate alle detenute senza dimora, con difficoltà economiche, con figli minorenni;
· i pranzi offerti alle detenute in occasione del Suo onomastico;
· la scuola per imparare a leggere, scrivere e fare i conti, i corsi di rattoppo, di stireria, di maglieria, il conforto di madre buona a chi non aveva mai avuto genitori oppure li aveva uccisi di persona per motivi aberranti ed inauditi.
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| Donna legata alla famiglia d'origine |
Si è sempre interessata ai familiari vicini e lontani. Oggi i parenti e il paese d'origine della Sardegna vogliono scoprire questa piccola suora che ha operato nel silenzio e lontano dal rumore dei mezzi di comunicazione con grande spirito di carità cristiana che si estende senza confini. Di tale esempio di donna e di suora il Comitato “Nessun uomo è un'isola” ha deciso di approfondire gli aspetti, i momenti, i pensieri e i gesti di umanità che questa superiora ha lasciato al carcere “Le Nuove”. La città di Torino l'ha ricordata così il giorno della sua Commemorazione al Consiglio Comunale: “…Suor Giuseppina, insignita della medaglia d'oro al merito della redenzione nel 1955, e della mimosa d'oro nel 1962 dall'Unione Donne Italiane…[aveva] un grande cuore di donna che sapeva mettere in atto i precetti del Vangelo con uno spirito di carità, che sapeva donarsi senza mai far pesare e senza mai sottolineare l'opera compiuta”.
Dopo la morte ottiene un altro riconoscimento, quando nel 1976 la scuola Materna di Via Michele Lessona viene intitolata al suo nome.
Due fra le tante nipoti così ricordano la loro zia Rosina:
1) “ Avevi poco più di vent'anni quando sei giunta a Torino e hai incontrato la sofferenza umana, affrontandola dalla porta maestra…A che cosa pensavi, e a chi, qual solitudine, quale umanità ti ha donato il coraggio che ti ha condotta fino a quei gesti e fino a noi per sempre?…So che ci ascolti, abbracciaci e aiutaci anche adesso.”
2) “Era per me una gioia entrare nel suo ufficio, rivestito di legno, profumato di pulito e sempre ingentilito da un vasetto di fiori, e per lei fu una volta motivo di orgoglio mostrarci, incassata nel muro, la radio, dono di non so chi. E c'erano il nido, la cappella, la lavanderia e il piccolo orto con le erbette…Anche nella malattia le sono stata vicina…quell'ultima sera di agonia, con la mia mano presa, gli occhi rivolti al quadro di S. Giuseppe, mi tirava il maglione a collo alto, quasi pensasse che anch'io non respirassi o quasi a comunicarmi che lei non respirava. L'ho accompagnata in chiesa e al cimitero, ma il suo ricordo accompagna me”.
Il Comitato “Nessun uomo è un'isola” , gli amici e i conoscenti di ieri e di oggi di Suor Giuseppina, si auspicano che questa figura storica di Torino sia sempre più conosciuta come guida e modello per le nuove generazioni.
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Torino 21 settembre 2003 Comitato “Nessun uomo è un'isola”
I Familiari Lia e Adriana De Muro
Spettabile Redazione,
“Rivista Vincenziana”
Via Pompeo Magno, 21
00192 Roma
invio un breve scritto da pubblicare sulla vostra Rivista riguardante Suor Giuseppina De Muro, di cui stiamo inoltrando le pratiche burocratiche affinché sia riconosciuta Giusta fra le Nazioni dal Centro Ebraico di Gerusalemme. La sua opera silenziosa ed efficace per la salvezza di tanti detenuti politici, fra i quali ebrei che ancora oggi ricordano con tanta riconoscenza la piccola suora e superiora della Sezione Femminile durante la Resistenza a Torino.
Vari documenti sono oggetto di attento studio storico per rivalutare i suoi esempi di solidarietà e di amore cristiano che possono essere trasmessi alle nuove generazioni. E' un dovere verso i nostri predecessori che hanno saputo tenere alti il senso di civiltà e la dignità umana, è uno stimolo per un futuro migliore per tutti gli individui e i popoli della terra.
Di tutto ciò si sta facendo carico il Comitato “Nessun uomo è un'isola” che del carcere “Le Nuove” di Torino sta cercando di salvaguardare la memoria storica, fondamento di identità culturale e civile per la città, l'Italia e l'Unione Europea. Tale fu la pluralità dei carcerati per motivi politici che patirono in questa terribile prigione nel secolo scorso.
Ringraziando per la cortese attenzione e collaborazione, auspicando di far conoscere altre notizie storiche su Suor Giuseppina, porgiamo distinti saluti a nome di tutti i soci del suddetto Comitato e dei Suoi Familiari ed Amici.
Torino, 21 settembre 2003 Comitato “Nessun Uomo è un'isola” Presidente: Prof. Felice Tagliente
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